Qualità e tracciabilità

Certificati di colata e certificati 3.1 secondo EN 10204: guida per le fonderie

Il certificato di colata è il documento che lega un getto al metallo con cui è stato prodotto. Per i clienti è una garanzia, per la fonderia è spesso un lavoro di trascrizione lento e a rischio di errori. Vediamo come funziona e come renderlo automatico.

Redazione tecnica RC Informatica · pubblicato il 26 settembre 2026

Cos’è un certificato di colata

Nel linguaggio di fonderia il certificato di colata è il documento che accompagna i getti e attesta le caratteristiche del materiale con cui sono stati prodotti: composizione chimica, proprietà meccaniche e, secondo i casi, microstruttura, trattamenti termici e controlli eseguiti. Il suo elemento centrale è il numero di colata, che collega i getti consegnati al metallo fuso da cui provengono.

Formalmente, i documenti di controllo dei prodotti metallici sono definiti dalla norma EN 10204, richiamata nella maggior parte degli ordini e dei capitolati.

I tipi di documento secondo la EN 10204

TipoNomeContenutoChi lo valida
2.1Dichiarazione di conformità all’ordineDichiara la conformità, senza risultati di provaFabbricante
2.2Rapporto di provaRisultati di controlli non specifici (sulla stessa produzione)Fabbricante
3.1Certificato di controlloRisultati di controlli specifici sui prodotti forniti o sul loro lottoRappresentante autorizzato del fabbricante, indipendente dalla produzione
3.2Certificato di controlloCome il 3.1, con controlli verificati anche da terziRappresentante del fabbricante e dell’acquirente o ispettore designato

Il tipo di documento va concordato nell’ordine. Nel mondo dei getti il più richiesto è il 3.1; il 3.2 è frequente per componenti destinati ad apparecchi a pressione, energia, navale o comunque sottoposti a ispezione di terza parte.

Cosa contiene un certificato 3.1 per getti

  • dati di fabbricante, cliente, ordine, articolo o disegno e quantità;
  • norma e designazione del materiale, per esempio EN-GJS-400-15 secondo EN 1563;
  • numero di colata o di lotto;
  • composizione chimica;
  • prove meccaniche: resistenza a trazione (Rm), carico di snervamento (Rp0,2), allungamento (A%), eventuale resilienza;
  • durezza;
  • microstruttura, quando richiesta (per esempio la forma della grafite nella ghisa sferoidale);
  • trattamento termico eseguito;
  • esiti di controlli non distruttivi (liquidi penetranti, magnetoscopia, ultrasuoni, radiografia) e dimensionali, se previsti;
  • dichiarazione di conformità, data e firma.

Le norme di materiale più ricorrenti

MaterialeNorma europea
Ghisa a grafite lamellareEN 1561
Ghisa a grafite sferoidaleEN 1563
Getti di acciaio per impieghi generaliEN 10293
Getti di alluminio e leghe di alluminioEN 1706
Rame e leghe di rame (lingotti e getti)EN 1982

Le norme stabiliscono i valori minimi delle proprietà e il modo in cui ricavare i provini (colati a parte, attaccati al getto o prelevati dal getto), spesso in funzione dello spessore significativo del pezzo. I capitolati dei clienti possono aggiungere requisiti ulteriori.

Come si producono di solito i certificati

Nella maggior parte delle fonderie il certificato nasce al momento della spedizione:

  1. si individua quali colate sono presenti nei getti in partenza, consultando registri o cartellini;
  2. si recuperano le analisi dallo spettrometro e i risultati delle prove dal laboratorio interno o esterno;
  3. si ricopiano i dati nel modello Word o Excel del cliente;
  4. si controlla che i valori rispettino i minimi;
  5. si firma, si converte in PDF e si invia, archiviando il file in una cartella.

I limiti di Excel e dei gestionali generici

  • Errori di trascrizione: un numero ricopiato male rende il certificato non corrispondente alla colata reale, con conseguenze serie in caso di contestazione.
  • Spedizioni con più colate: ricostruire a mano quali colate sono presenti è lento e incerto.
  • Formati diversi per ogni cliente: ogni modello va mantenuto e compilato separatamente.
  • Controllo dei limiti manuale: un valore fuori specifica può sfuggire.
  • Ritardi alla spedizione: il certificato diventa un collo di bottiglia per l’uscita della merce.
  • Archivio difficile da interrogare: ritrovare un certificato a distanza di anni, o tutti i certificati di una colata sospetta, richiede ore.
  • Nessun legame nativo con la colata: un ERP generico gestisce lotti di magazzino, non colate, analisi e prove.
Fond/Wise

Come lo risolve FOND/WISE

In FOND/WISE il certificato non si scrive: si genera. I dati che contiene sono già nel sistema perché vengono registrati durante il processo, e la tracciabilità collega ogni getto spedito alla sua colata.

  • Tipo di certificazione per articolo: nella scheda tecnica del getto si stabilisce se il certificato è per lotto, per commessa o per entrambi.
  • Analisi importate dallo spettrometro: le analisi chimiche arrivano automaticamente, senza trascrizioni.
  • Limiti per qualità di lega: ogni lega ha gli elementi chimici con minimo e massimo, per il confronto con i risultati.
  • Durezza e trattamento termico: riportati nel documento insieme alle analisi.
  • Tracciabilità completa: da ogni spedizione si risale a colate, lotti e controlli; da una colata a tutti i getti e i clienti coinvolti.

Funzionalità principali

Certificati per lotto o commessa

Il tipo di certificazione è definito nella scheda tecnica di ogni getto.

Import da spettrometro

Analisi chimiche acquisite automaticamente e collegate a colata e lega.

Limiti chimici per lega

Minimi e massimi per elemento, per qualità e norma.

Durezza e trattamenti

Risultati di durezza e trattamento termico nel certificato.

Ricerca per colata

Da una colata si trovano tutti i getti, i clienti e i certificati emessi.

Meno lavoro manuale

Nessuna ricopiatura di dati da spettrometro e laboratorio.

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Esempio pratico

Una spedizione di 120 corpi valvola in EN-GJS-400-15 (ghisa sferoidale secondo EN 1563) contiene getti provenienti da due colate. Il cliente richiede un certificato 3.1. I valori sono illustrativi.

Colata C % Si % Mn % Mg % Rm (MPa) Rp0,2 (MPa) A % Durezza HB Pezzi
26-1842 3,62 2,48 0,21 0,043 438 291 19 162 70
26-1847 3,58 2,55 0,19 0,046 431 284 21 158 50
Requisito – – – – ≥ 400 ≥ 250 ≥ 15 –

Con un processo manuale qualcuno deve: ricercare quali colate sono finite nella spedizione, recuperare le analisi dallo spettrometro e le prove di trazione dal laboratorio, ricopiarle nel modello del cliente, controllare che rispettino i minimi e far firmare il documento. Con la tracciabilità integrata, le due colate e i relativi dati sono già collegati alla spedizione: il certificato si produce quando si prepara il DDT, e i valori fuori specifica vengono segnalati prima che il materiale parta.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra un certificato 2.2 e un certificato 3.1?

Il 2.2 (rapporto di prova) riporta risultati di controlli non specifici, cioè effettuati su prodotti della stessa produzione ma non necessariamente su quelli forniti. Il 3.1 (certificato di controllo) riporta risultati di controlli specifici sui prodotti forniti o sul loro lotto di prova, ed è validato da un rappresentante autorizzato del fabbricante, indipendente dal reparto di produzione.

Chi può firmare un certificato 3.1?

Secondo la EN 10204 il documento 3.1 è validato dal rappresentante autorizzato del fabbricante, indipendente dal reparto di produzione: tipicamente il responsabile del controllo qualità o una persona da lui delegata.

Il certificato va emesso per colata o per spedizione?

Dipende dagli accordi con il cliente. Spesso si emette un certificato per spedizione che riporta tutte le colate contenute; alcuni clienti richiedono un certificato per ogni colata o per ogni lotto. L’importante è che il legame tra getti consegnati e colate sia documentato.

Quali dati contiene un certificato 3.1 per getti?

Tipicamente identificazione di fabbricante, cliente, ordine, articolo e quantità; norma e designazione del materiale; numero di colata o lotto; composizione chimica; prove meccaniche (resistenza a trazione, snervamento, allungamento), durezza; per la ghisa sferoidale anche l’esame della microstruttura se richiesto; trattamenti termici; esiti di controlli non distruttivi e dimensionali; dichiarazione di conformità, data e firma.

Si può firmare il certificato in formato digitale?

Molti clienti accettano certificati in PDF, anche con firma elettronica. Le modalità vanno concordate con il cliente e, per settori regolamentati, verificate rispetto ai requisiti applicabili.

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